Giuseppe Mandredonia

Il film di Giulio Manfredonia “SI PUO’ FARE”


e la tematica antipsichiatrica
Recensione di Patrizia “Pralina” Diamante

A-Rivista Anarchica, dic 2008- gen 2009

Notevole interesse ha suscitato la prossima uscita di “Si può fare”, un film di GiulioManfredonia interpretato dalla ( attrice Natascia) Mcchniz. Il film, presentato al Terzo Festival del Cinema di Roma, è nelle sale dall’inizio di novembre; tratta la problematica del recupero di chi ha avuto problemi, spesso detti ingiustamente “psichici” (Giuseppe Bucalo, ma anche, pur con variazioni sul tema e sfaccettature diverse, l’antipsichiatra Giorgio Antonucci, per es., sostiene che la malattia psichica non esiste affatto). In un momento di “restaurazione psichiatrica” (ri/proposizione massiccia di elettroshock e psicofarmaci pesanti anche in misura molto consistente, con i loro fautori, Cassano e in parte anche Jervis massicciamente presenti nei media) un film di questo tipo appare particolarmente importante ed interessante.


Non a caso ne prevediamo la proiezione anche da noi, presso il circolo ( N.d.A. VIA DE CONCIATORI 2 rosso, Firenze), presso il CPA e comunque in altre realtà associative libertarie fiorentine.

SI PUò FARE 2008

di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Bebo Storti, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Carlo Giuseppe Gabardini, Pietro Ragusa

SI PUò FARE 2008

di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Bebo Storti, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Carlo Giuseppe Gabardini, Pietro Ragusa


Claudio Bisio con questo tenero film offre un altro pezzo di bravura non solo comica, come già in Mediterraneo. Qui interpreta Nello, un sindacalista troppo moderno per il sindacato e troppo antiquato nella vita privata, che viene mandato dai suoi superiori a dirigere la “Cooperativa 180”, Claudio Bisio, Giulio Manfredoniaformata da persone che hanno lasciato il manicomio dopo la legge Basaglia ma che non hanno avuto modo di tornare a casa. Inizia un percorso difficile per Nello. Per prima cosa deve superare la diffidenza dei “pazzi” (ma non scemi, come sottolinea Luca, uno dei protagonisti), abituati ad essere trattati quasi come piante (da imbottire di calmanti anziché fertilizzanti) e non come “signori”, “signore”, “cari soci”. E poi deve aggirare le prescrizioni del Dottor Del Vecchio, ancora legato alla nozione pre-basagliana di psichiatria. Ma Nello non si dà per vinto, e col suo “si può fare” come intercalare si guadagna la fiducia dei soci, che iniziano a lavorare come parquettisti, dapprima con risultati disastrosi (casa di Nello viene rivestita di legno anche sulle pareti del bagno) poi sbalorditivi, quando a Luca e Gigio viene in mente di impiegare gli scarti per creare disegni sui pavimenti. Grazie a quell’idea la cooperativa vivrà momenti unici, fino ad una tragedia che segnerà una battuta d’arresto solo temporanea. Ma non racconterò ulteriormente la trama. Il film è un delicato processo maieutico. Nello non forza nessuno dei pazienti a fare qualcosa ma riesce a tirar fuori il proprio lato migliore, le loro capacità troppo spesso annichilite dai farmaci. Chiunque può essere utile, anche Roby, autistico, che non sa fare niente…perché può fare il presidente! E lo stesso Nello tirerà fuori il meglio di sé ,come la capacità di motivare che spesso nel fare il sindacalista veniva ostracizzata dalla dirigenza, e riuscirà ad equilibrare tutte le parti della sua vita senza più farsi trascinare da una sola attività (con gran sollievo della sua compagna Sara, interpretata da Anita Caprioli). Viene in mente spesso l’indimenticabile “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman, ma il tono è pur sempre quello della commedia, sebbene entrambe le opere mettano in luce i limiti di un sistema che perde di vista i malati come persone e li considera degli automi indegni di avere sentimenti e capacità. E soprattutto il film di Manfredonia mostra effettivamente come una possibilità di inserimento ci possa essere concretamente, come il pazzo non sia solo un cuculo fuori posto che non ha un proprio nido e deve deporre le uova usurpando quello altrui ma possa costruirsi un proprio nido di affetti ed interessi. Commedia 111' Recensione di: Arianna Marsico


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