COMUNICATO STAMPA DEL 10-2-2009
Domani, Mercolediš 11 marzo 2009, alle ore 9,30 si riunirā la Camera di
Consiglio del Tribunale per i Minorenni di Genova, per pronunciarsi sulla
revoca del provvedimento che dispone lšinserimento della Sig.ra Karina
Cedeņo e dei suoi 4 figli in una cosiddetta comunitā madre-bambino.
La Sig.ra Cedeņo č la madre ecuadoregna che da 1 mese, insieme ai suoi 4
figli, si č rifugiata allšinterno del Consolato ecuadoriano di via Cecchi.
La vicenda, ha inizio quando la Signora, nel pieno di un forte conflitto con
il suo convivente e padre dei suoi 4 figli, si rivolge al Tribunale
ordinario, per chiedere la separazione e difendere i suoi diritti di madre e
quelli dei propri figli.
Purtroppo per la Signora il foro di competenza delle coppie di fatto con
minori č il Tribunale per i Minorenni, in cui non viene applicato il codice
di procedura civile con le garanzie del diritto di difesa e del
contraddittorio.
Inizia in questo modo lšodissea di questa madre straniera che si ritrova da
sola a scontrarsi con i servizi sociali genovesi, pregiudizievolmente
schierati con il suo convivente italiano, un noto gioielliere della cittā.
Il Tribunale per i Minorenni di fronte ad una situazione di forte conflitto
tra i due genitori, non opera lšunica scelta ragionevole per garantire un
clima di serenitā ai 4 bambini, ovvero quella di affidare provvisoriamente
i bambini alla madre nella casa familiare, garantendo comunque al padre la
libera relazione con i propri figli.
Il Tribunale per i Minorenni, invece, nel mese di luglio, ha inopinatamente
affidato i minori ai servizi sociali, chiedendo loro di intervenire presso
la casa familiare e successivamente anche di avviare un sostegno educativo
domiciliare (SED), imponendo in questo modo la continuazione forzata della
convivenza dei 2 genitori, acuendo il conflitto familiare e prolungando la
situazione di sofferenza dei bambini.
I servizi sociali invece di intendere il SED come supporto educativo
professionale per superare le criticitā in atto senza ricorrere
allšallontanamento del minore, come la legge prescrive, hanno fatto
esattamente il contrario: hanno mandato nella casa unšeducatrice a cercare
di svolgere quelle incombenze quotidiane, come seguire i propri figli nei
compiti a casa, che sono sempre state proprie della madre Sra. Cedeņo,
mirando in sostanza pių a preparare lšallontanamento della madre dai suoi
figli, che ad opporvisi.
Nel mese di febbraio di questšanno Tribunale per i Minorenni decideva
addirittura lšallontanamento della signora e dei suoi bambini dalla casa
familiare (nonchč dalla vita sociale) per inserirli in una comunitā
madre-bambino e sottoporli ad una perizia psichiatrica, avviando in questo
modo il processo di separazione della madre dai propri figli. Di fronte a
questa spaventosa prospettiva la Sig.ra Cedeņo si č rifugiata allšinterno
del consolato dellšEcuador.
Eš stato, questo, il gesto estremo a cui č stata costretta una coraggiosa ed
indomita madre ecuadoregna, nel tentativo disperato di difendere i propri
figli e se stessa da una lacerazione violenta, ingiustificata ed ingiusta, a
cui rischiano di essere sottoposti da istituzioni italiane del tutto sorde
alle sue richieste di giustizia ed umanitā.
Noi del Telefono Viola chiediamo che domani il Tribunale per i Minorenni
revochi la richiesta di inserimento in comunitā madre-bambino. Ovvero
chiediamo che la Sig.ra Cedeņo, quando uscirā insieme ai suoi bambini dalla
faticosa permanenza nel consolato
NON VENGA SOTTOPOSTA ASSIEME AI SUOI FIGLI
ALLšUMILIANTE TRASFERIMENTO FORZATO IN COMUNITĀ
Il caso della Sig.ra Cedeņo non č isolato, perchč sono molte le madri
ecuadoregne (come anche italiane e di altre nazionalitā), alle quali i
servizi sociali ed i tribunali per i Minorenni hanno tolto, con colpevole
leggerezza, i propri figli.
Noi vorremmo che in merito al grande tema della difesa dei diritti dei
minori e delle loro madri, le istituzioni pubbliche della cittā di Genova
preposte a tale difesa non dessero pių alle lavoratrici ed ai lavoratori
ecuadoregni, e pių in generale al mondo intero, lšimmagine minacciosa e
fosca di istituzioni pronte a lacerare le relazioni profonde tra madri e
figli in nome di ragioni incomprensibili o ingiustificabili.
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