COMUNICATO STAMPA



LABORATORIO SOCIALE TANA LIBERI TUTTI

DETENUTO PER DUE ‘CANNE’ E SOTTOPOSTO A TRATTAMENTI PSICHIATRICI: LA STORIA DI SIMONE, 17ENNE ROMANO, INCENSURATO, BOLLATO DALLA SOCIETA’E DA QUELLA CHE CHIAMANO ‘GIUSTIZIA’. L’avvocato Romeo: “E’ un caso gravissimo di abuso delle misure cautelari e di privazione della libertà personale”

Roma 09/02/09

Ancora una storia di condanna sociale ai danni di un minore, fatta a partire da preconcetti sociali e culturali. Ancora una volta lo Stato applica ‘due pesi e due misure’, assolvendo o mandando i prescrizione dei reati di alcuni ed applicando la peggiore repressione fisica e mentale su chi non è funzionale agli ingranaggi del sistema. E la condanna è tanto insita nella mentalità perbenista che riesce ad imporsi nei tribunali anche andando contro le norme alle quali dovrebbe ubbidire, contravvenendo a quanto disposto dal codice di procedura penale e abusando apertamente delle misure cautelari. Tutto questo è la storia di Simone un ragazzo romano di 17 anni, incensurato. Simone, che fino al maledetto giorno dell’8 ottobre scorso viveva nella periferia della Capitale, si trova ora sottoposto indebitamente a misure cautelari in una comunità per minori in provincia di Catanzaro. Ma gli oltre 600 km che separano Roma da Catanzaro non sono nulla rispetto alla distanza che corre tra la giustizia e la legge.

Tutto comincia il giorno in cui Simone, all’uscita della metropolitana, viene fermato da due carabinieri in borghese che lo accusano di aver ceduto una ‘canna’ a una persona: e dunque di spaccio. Dopo la perquisizione personale e dell’abitazione del padre tutto ciò che gli viene trovato è un pezzetto di hashish, per una quantità di principio attivo pari a 0,368 mg: nemmeno due ‘spinelli’. Una quantità tollerata come consumo personale anche dalla vigente, ed estremamente punitiva, legge Fini. Nonostante questo Simone viene immediatamente portato presso il CPA (Centro di prima accoglienza) Virginia Agnelli, lo stesso in cui è detenuto il 16enne di Nettuno accusato di aver picchiato e incendiato un cittadino indiano. Qui, sottoposto a pressioni psicologiche e minacce fisiche, firma l’ accusa a suo carico: detenzione ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.
“In ogni caso – dice l’avvocato Francesco Romeo che segue il caso - data la quantità irrisoria e il fatto che Simone è minorenne ed incensurato la prassi comunemente adottata in processi di questo tipo per i minori, sarebbe quella di chiudere il caso senza alcuna conseguenza, con la formula giuridica della ‘irrilevanza penale del fatto’”.
Così non è per Simone che per la giustizia e la mentalità degli assistenti sociali che si sono occupati del caso, porta impresso un marchio negativo. La sua colpa è infatti quella di aver perso la madre da bambino e di avere un padre inidoneo a crescerlo e che lui stesso in passato ha denunciato per lesioni. Il suo ‘marchio’, in sostanza, deriva dall’essere stato in passato, per questa situazione familiare, affidato ai servizi sociali.
“Anche la sfortuna – commentano gli amici del Laboratorio Sociale Tana Liberi Tutti - oggi, esattamente come la povertà dei migranti e dei senza tetto, è considerata un reato che vale la schedatura come soggetto potenzialmente criminale: salvo poi scoprire che spesso gli autori di atti razzisti o gli stupratori sono proprio all’interno delle cosiddette ‘famiglie normali’”. Nel caso di Simone lo Stato, invece di affidarlo a una famiglia - come richiesto dalla difesa che aveva anche presentato più famiglie disposte ad accoglierlo - pensa bene di dargli anche il marchio di ‘instabile mentale’.
“Perché – dicono ancora gli amici - se oltre a non avere la ‘famiglia del Mulino Bianco’ ti interessi di quello che accade intorno a te, frequenti persone non perfettamente allineate al sistema e per di più tuo padre ha disturbi psichici, si presume che non solo sei un criminale, ma anche un pazzo”. Così Simone, a dicembre, all’improvviso, è trasferito nella comunità di Settingiano (CZ). Qui di nuovo è trattato come cavia da laboratorio: nuove cure – compresa la somministrazione di psicofarmaci – viste mediche, udienze civili e penali.
Intanto la ‘giustizia’ fa il suo corso e a gennaio arriva il giorno del processo di primo grado: il PM chiede una condanna a 5 mesi e 10 giorni, la difesa chiede l’irrilevanza penale del fatto o il perdono giudiziale. La conclusione sembra vicina ed anche la libertà di Simone a portata di mano. Invece il giudice Domenico De Biase, del Tribunale per i Minorenni di Roma, dispone una perizia psichiatrica su Simone e lui deve ancora rimanere in comunità. Così facendo il Tribunale protrae strumentalmente l’applicazione di misure cautelari in un caso – pena inferiore ai 2 anni qualora ci sia condanna - che la legge vieta: il pregiudizio sociale ancora una volta è più feroce del diritto.
“Un caso gravissimo di abuso della misura cautelare – dice l’avvocato Romeo – poiché la permanenza di Simone nella comunità per minori equivale a tutti gli effetti agli arresti domiciliari, ad una condizione di privazione della libertà personale, che per la nostra costituzione è un principio inviolabile”.
Nei prossimi giorni Simone verrà raggiunto a Settingiano dal perito della difesa, chiamato dagli amici di Simone, l’unica famiglia ad essergli rimasta vicina in questa vicenda di persecuzione sociale. Per sostenere le spese legali gli amici lanciano due appuntamenti: Venerdì 13 febbraio, a partire dalle 20.00, aperitivo, seguito da selezioni musicali.
Martedì 17 febbraio, sempre a partire dalle 21.00, cena e dibattito con l’avvocato Francesco Romeo, che darà gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda processuale di Simone e di altri specialisti che si stanno interessando del caso. Seguono proiezioni e musica. Le due serate si svolgeranno presso il Laboratorio Sociale Tana Liberi Tutti, via Giorgio Pitacco 44.

INFORMAZIONI:

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Tel 3314120469