Dietro ogni scemo c’è un villaggio
Itinerari per fare a meno della psichiatria
Incontro con Giuseppe Bucalo
[29-11-2008 - Avigliana (Torino)]
Una collettività che vuole riappropriarsi di se stessa non può prescindere
dall’affrontare anche quei conflitti che nascono nel suo seno, senza delegarne
impossibili soluzioni a pretesi specialisti. Espropriandoci di ogni conoscenza
autonoma e saper fare, il cortocircuito tecnologico in cui versa la nostra società è
riuscito a trasformare anche noi stessi, i nostri corpi e la nostra sensibilità,
ridu-cendo la mente umana a un “meccanismo” da aggiustare quando – secondo gli
“esperti” – non fun-ziona più come dovrebbe.
Così la psichiatria dilaga, qualsiasi comportamento difforme viene concepito e
trattato come un difetto da correggere: l’enorme diffusione degli psicofarmaci
addirittura tra i bambini, soltanto per-ché distratti a scuola, indisciplinati o
troppo vivaci, ne è l’ultima inquietante conferma. Quello che, in altre epoche e
culture, era indice di stravaganza o genialità, richiesta di aiuto o illuminazione
di-vina, diventa oggi il sintomo di un malfunzionamento del sistema nervoso: un
guasto da trattare (nel migliore dei casi) con la giusta dose di farmaci.
Alla psichiatria si delegano quei conflitti che una società disumanizzata non è più
in grado di af-frontare, avendo distrutto il tessuto comunitario che un tempo se ne
faceva carico. Ma il sistema psichiatrico non ha mai curato nessuno: esso non risolve
i problemi, tutt’al più li contiene, li allon-tana, quando non li acutizza; la
psichiatria rinchiude, costringe, annulla i suoi “utenti-cavie” e, così facendo,
tranquillizza e deresponsabilizza tutti gli altri.
Chi finisce sotto le grinfie della psichiatria non ha più voce in capitolo, perde
ogni facoltà di scelta, perché non è più lui a parlare, ma la sua malattia mentale,
quel guasto che va estirpato per ricondurre il malcapitato alla “normalità”. Proprio
quella “normalità” che, bandendo il dialogo, il confronto, il conflitto, la
partecipazione, ci ha reso sempre più soli e privi degli strumenti necessari a
fondare i rapporti tra gli individui in modo più umano, diretto, e non autoritario.
Strumenti la cui riappropriazione è ormai non più solo auspicabile, ma letteralmente
vitale, in ogni campo.
Una serata di confronto sulla critica della psichiatria, sia nei suoi presupposti
pseudoscien-tifici che nei suoi devastanti effetti pratici, partendo dall’esperienza
pratica di Giuseppe Buca-lo: una sperimentazione quotidiana di altri modi di
affrontare i rapporti, i problemi, i conflitti tra le persone, per fare a meno del
pre-giudizio psichiatrico.
Giuseppe Bucalo, siciliano, promuove da oltre vent’anni esperienze pratiche di
autogestione personale e collettiva delle esperienze extraordinarie. Fondatore del
Comitato d’Iniziativa Antipsi-chiatrica di Furci Siculo (Messina) e del Telefono
Viola in Sicilia, è oggi impegnato nella gestione dell’unica realtà italiana di
accoglienza antipsichiatrica attraverso l’associazione Penelope di Taor-mina. È
autore di diversi libri sull’argomento:
- Dietro ogni scemo c’è un villaggio – itinerari per fare a meno della psichiatria,
Ragusa 1993
- La malattia mentale non esiste – antipsichiatria: prime istruzioni d’uso, Torino
1996
- Malati di niente – manuale minimo di sopravvivenza psichiatrica, 1996
- Dizionario antipsichiatrico – esplorazioni e viaggi attraverso la follia, Ragusa
1997
- Sentire le voci – guida all’ascolto, Ragusa 1998
Sabato 29 novembre 2008 – ore 21 – Avigliana (Torino)
(Auditorium della scuola media Defendente Ferrari, via Martiri della Libertà)
[Iniziativa organizzata da individui del movimento NO TAV nell’ambito del Forum “il
Grande Cortile” (http://grandecortile.blogspot.com)]
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