Articolo di Giorgio Antonucci:
il giudice e lo psichiatra
di Giorgio Antonucci
Molti credono che la malattia di mente sia un particolare stato patologico
dovuto a un qualche difetto dell'organismo o del cervello che comporta
la difficolta' di vivere quietamente con gli altri, e pensano che gli
psichiatri siano i medici chiamati a trattare questa singolare condizione
di svantaggio, altrimenti dannosa e insopportabile per chi ne e' colpito,
e preoccupante per chi gli sta dintorno.
Essendo le contraddizioni psicologiche e i conflitti con se stessi e
con gli altri un aspetto fondamentale della nostra condizione di uomini,
gli psichiatri e gli psicanalisti hanno naturalmente un sicuro terreno
di redditizio e meritevole impegno, che li pone concretamente in una situazione
favorevole di privilegio sociale.
Alla televisione, alla radio, sui giornali e sulle riviste, psichiatri
e psicanalisti si pongono in modo disinvolto come gli apostoli della saggezza
e della gioia di vivere che a volte puo' essere raggiunta e mantenuta
quasi magicamente anche con pillole comprate in farmacia su loro sapiente
indicazione. Chi si sente ragionevolmente infelice ha qualcuno che lo
capisce o ancora di piu' qualcuno preparato ed esperto che puo' essergli
di aiuto provvidenziale con le scienze misteriose della psicologia e le
ricette veridiche della salute.
Il mito della gioia chimica e' coltivato da loro e da altri medici anche
con vantaggio dei produttori e spacciatori di droghe clandestine che usufruiscono
direttamente o indirettamente dei loro messaggi culturali e della loro
concezione dell'uomo.
I filtri come liberazione dell'uomo sono motivo di facile successo. Il
mito dei paradisi artificiali per opera dei medici e' divenuto un fenomeno
di massa. Mentre la condizione umana, gia' di per se stessa tragica, diventa
in termini sociali sempre piu' terribile, si moltiplicano le fughe nelle
promesse di felicita' della chimica ufficiale e della chimica proibita.
I farmaci e le droghe, sostanze neurotrope legali o illegali corrono a
fiumi.
Altri invece, se sono in condizioni economiche adatte, passano mesi o
anni sul lettino o nello studio dello psicanalista, che promette ricerche,
approfondimenti o soluzioni con vie di introspezione risolutive. La solitudine
sociale favorisce la richiesta di comunicazione a pagamento, anche se
si tratta di una comunicazione di secondo ordine, astratta, impersonale
e fondata su idee precostituite. Inoltre e' una comunicazione ambigua
e somiglia a un pozzo senza fondo come molti sanno per esperienza.
Eppure il problema e' ancora piu' complicato. Ecco infatti che cosa dice
Michael Moore, docente di diritto penale dell'universita' del Kansas,
sul significato del concetto di malattia di mente in un articolo su una
rivista americana di psichiatria: «Dato che la malattia mentale
nega i nostri presupposti di razionalita' non riteniamo responsabili i
malati di mente. Non tanto perche' li scagioniamo da una situazione che,
a prima vista, e' di responsabilita' quanto, piuttosto, perche', trovandoci
nell'impossibilita' di considerarli esseri completamente razionali, non
possiamo affermare la condizione essenziale per incominciare a considerarli
anzitutto come agenti morali. In questo i malati di mente raggiungono,
in modo decrescente, il livello dei bambini, delle bestie selvatiche,
delle piante e delle pietre, nessuno dei quali e' responsabile a causa
dell'assenza di qualsiasi presupposto di razionalita'».
Cosi' si scopre, senza possibile dubbio, che qualsiasi problema che si
va a discutere con lo psichiatra, con lo psicanalista, con lo psicologo
o con l'assistente sociale puo' essere, quando convenga a loro, o quando
sia utile a quelli da cui loro dipendono, esaminato e giudicato come pretesto
di invalidazione psicologica ed, eventualmente, ad arbitrio del giudice,
usato come motivo sufficiente per la sottrazione dalla responsabilita'
giuridica e per la privazione dei diritti civili e politici con la degradazione
da cittadino uguale agli altri a individuo squalificato, senza potere
alcuno e senza alcuna possibilita' di espressione o voce in capitolo.
Perfino il periodo mestruale puo' servire per squalificare una donna nelle
sue scelte.
Ma lasciando per ora da parte queste raffinatezze psicologiche di stile
vittoriano veniamo per un momento al nocciolo della questione.
L'invalidazione psichiatrica e giuridica possono essere date per piccoli
reati come il furto di autoradio o l'offesa a pubblico ufficiale o per
grandi reati come ad esempio l'omicidio. Ma sullo stesso reato della stessa
persona, come per esempio l'uccisione dei genitori (come nei casi giudicati
diversamente di Roberto Succo e di Pietro Maso), il parere dei differenti,
periti e' quasi sempre discorde.
In tutti i processi ci sono sempre pareri' opposti sullo stesso imputato
e sul medesimo reato. Come e' logico, per lo piu' il pubblico ministero
sostiene che l'imputato e' sano di mente per ottenere la condanna giuridica
mentre il difensore chiede il riconoscimento di infermita' di mente anche
se il manicomio giudiziario per l'imputato e' una sorte piu' tragica del
carcere. Le perizie pero' sono in ogni caso senza fondamento.
Infatti non ci sono il furto di radio o l'omicidio frutto una volta di
saggezza e l'altra di pazzia,ma soltanto scelte motivate da diversi punti
di vista e da differenti concezioni del mondo.Che poi un reato sia giudicato
piu' o meno grave a secondo le circostanze,le intenzioni,l'esecuzione,la
premeditazione,le passioni,il grado maggiore,o minore di lucidita' del
momento o nell'intera storia con possibili attenuanti e aggravanti e conseguenti
variazioni di pena e' un puro fatto giuridico e processuale che puo' essere
indipendente ed estraneo a ogni pregiudiziale psichiatrica e a ogni intervento
specialistico.
La normalita'
Ma ora vediamo: che cosa vuol dire normale? Sentiamo una storia raccontata
dalla rivista Panorama del 7 gennaio 1994. Si potrebbe dire una storia
di regole e di morte ma anche un esempio di normalita' dei costumi. Il
titolo e' attraente, La bella l'amante e la bestia, il sottotitolo e'
narrativo: Cosi' mori' Antonella.
Il fatto e' cronaca (pagine 58-59). Seguiamo la conclusione dell'avventura
con le precise parole con cui e' riferita perche' e' ricolma di contenuti
caratteristici e interessa tanto per le vicende quanto per il tono con
cui sono offerte al lettore.
«Quando lui Vincenzo Milazzo, ormai un boss con una lunga esprienza
in materia di traffici e omicidi,promosso capo della famiglia di Alcamo,
finisce per deludere la fiducia del capo dei capi,Toto Rima e firma la
propria condanna a morte. E lei? La mafia la teme. Non le lascia scampo.
Forse Antonella sa qualcosa che non dovrebbe sapere.Toto' Riina in persona
sentenzia davanti a tutta la cupola:deve. morire Vincenzo Milazzo, incapace
di fermare l'ascesa di un clan nemico, quello dei Greco.E deve morire
anche la sua donna,custode di chissa' quali preziose informazioni.Per
eliminare i fidanzati', il boss dei boss spedisce a Castellammare del
Golfo, il paese dove abita Antonella, sei giustizieri tra i suoi fedelissimi:
Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera, Antonio Gioe',
Francesco Denaro e Gioacchino Calabro', come racconta un nuovo pentito
ai magistrati di Palermo. Nel luglio dello scorso anno, col pretesto di
un incontro chiarificatore, Vincenzo Milazzo, alla macchia da mesi, viene
condotto in un luogo isolato. Lo finiscono con un colpo di pistola. Ad
Antonella Bonomo, incinta, i sicari riservano la sorte piu' crudele: incaprettata,
muore per strangolamento. Seguendo le indicazioni del pentito, i poliziotti
hanno trovato nei giorni scorsi i due cadaveri, chiusi in sacchetti di
plastica, alle porte di Castellammare, in una cava trasformata in cimitero
della mafia. E la morte di Antonella Bonomo, punita per via di un amore
invincibile, sacrificata col suo bimbo in grembo alla regola diToto' Riina,
e'diventatal'ennesimo capitolo sanguinario della storia di Cosa Nostra.
Perfino la mamma di Antonella, che ha sempre contrastato quel fidanzamento,
perfino le sorelle, che tuttora rifiutano la notizia della gravidanza,
parlano, in lacrime, di un amore forte come il destino. Solo il parroco
di Castellammare, don Giuseppe Navarra, durante i funerali non ha trovato
di meglio che definire Antonella Bonomo una peccatrice. Non perche' la
ragazza avesse giurato fedelta' a un boss. Ma perche' stava per dargli
un figlio fuori del matrimonio».
Se si deve parlare di ferocia sarebbe difficile a mio parere fare una
classifica tra Riina, i politici che lo hanno appoggiato, o il parroco
di Castellammare di cui si racconta. Se si deve parlare di follia qual'e
la differenza tra Riina e il mostro di Firenze? Eppure quell'illustre
psicoanalista svizzero che per televisione invitava il mostro di Firenze
a presentarsi a lui per farsi curare e per fornire un caso interessante
alla scienza nontrova che i killer della mafia siano altrettanto attraenti
per le sue ricerche psicodinamiche. Ma i rapporti tra il potere politico
ufficiale e i poteri di mafia e camorra non sono soltanto convergenza
di interessi, ma anche identita' di valori e affinita' di concezione del
mondo come dimostra il parroco di Castellammare che ha lo stesso concetto
della donna e della morale sessuale di Riina e dei suoi. Ed e' anche il
concetto di quelli che cercanodidifetto genetico nei consumatori di droghe
proibite o studiano sulle tare ereditarie dei coniugi che divorziano o
delle coppie di sposini infedeli,come accade in Italia, negli Stati Uniti
e in altri civilissimi paesi emancipati.
Il moralismo e' la stampella dei potenti e il cavallo di battaglia degli
psichiatri in un mondo oscuro senza etica.E una societa' burocratica senza
individui per una specie che sfiora l'estinzione.
E mentre lo stupro e' uno strumento di guerra a disposizione dei governi
il singolo puo' essere internato in clinica psichiatrica per problemi
d'insonnia,o chiuso in comunita' terapeutica per questioni di spinello,o
trovarsi in manicomio giudiziario per offesa a pubblico ufficiale.
Il diavolo di Machiavelli
Francesco Bacone apprezzava Niccolo' Machiavelli per aver descritto
gli uomini come sono e non come dicono di essere o come vorrebbero apparire,
ma proprio per questo l'acuto fiorentino indagatore si e' guadagnato secoli
di fraintendimenti e di calunnie, sia da parte di uomini di di stato,sia
da parte di uomini di ogni tipo,a cominciare dagli storici e dai filosofi.Del
resto Belfagor,nella favola di Machiavelli,in visita sulla Terra, a Firenze,
arriva ad abitare in Borgo Ognissanti, in vista dell'Arno, e vive nel
mondo e si sposa, per poi rapidamente pentirsene.
Scrive Machiavelli: «Dichiarossi ancora che durante detto tempo
ei fussi sottoposto a tutti quegli disagi e mali che son sottoposti gli
uomini, e che si tira dietro la poverta',il carcere,la malattia, e ogni
altro infortunio nel quale gli uomini incorrono, eccetto se con inganno
e astuzia se ne liberassi. Pressa adunque Belfagor la condizione e i denari,
ne venne nel mondo;e ordinato di sua masnade cavagli e compagni entro
onoratissimamente in Firenze: la quale citta innanzi a tutte le altre
elesse per suo domicilio,, come quella che gli pareva piu' atta a sopportare
chi con arte usurarie esercitassi i suoi "denari".Ma presto
ritorna volentieri all'inferno.E alcuni dicono che all'inferno,quando
descrive la vita degli uomini e delle donne,non viene creduto,e subito
dopo viene degradato a diavolo semplice tra la derisione dei colleghi.E
vivacchia il resto dei giorni da malinconico arcidiavolo fallito.Non piu'
ricevuto alla corte di Plutone.
Il fatto e' che gli uomini usano in abbondanza gli schermi e gli inganni
del linguaggio sofistico e le trappole seducenti del pensiero dialettico,
per vedersi diffe'renti da quello che sono,tanto sono preoccupati e tanto
sono spaventati dalla propria terribile e paurosa complessita', e tanto
cercano per vivere quietamente (cosa in cui poi non riescono affatto)
che si nascondono in ogni modo a se stessi.
Cosi' la vita sociale e' fatta di categorie artificiali astratte che non
corrispondono per nulla alla natura effettiva degli uomini ma finiscono
per regolarne arbitrariamente i comportamento e le azioni, condizionandone
in ogni modo il destino.
La societa' organizzata, strutturata su modelli autoritari, sostituisce
la ricchezza creativa degli individui con alcune semplificazioni convenzioanali,
che divengono in pratica rigorosi principi di cultura, che risulta difficile
mettere in discussione, e che sono accettati senza sospetto per secoli
interi. Cosi' e' stato per millenni con i pregiudizi morali come con i
pregiudizi psicologici, che restano ancora, nonostante tutto, imperanti
e solidamente radicati, e diffusi, e difficili a scalfirsi.
Naturalmente i pregiudizi e le paure sono utili ai detentori del potere
che provvedono, mediante gli intellettuali sottomessi, a coltivarli. Pero'
Immanuel Kant scriveva a buon diritto che se la liberta' esiste non vi
sono limiti che le si possoano porre.
Il sistema nervoso e' la struttura fisica piu' complicata tra tutte quelle
conosciute da noi nell'universo (dalle pietre e i pesci delle acque alle
galassie e i pianeti del cielo) e, per quello che sappiamo, e' il massimo
della complicazione esistente biochimica e biologica in tutte le categorie
dei viventi; ed e' al centro di quelle attivita' di relazione che hanno
costruito e costruiscono civilta' intere e differenti culture, ognuna
diversa dall'altra, e ciascuna ricca di individui originali e irripetibili
dai punti di vista essenziali della creazione e invenzione di nuovi significati.
La neurobiologia rivela ogni giorno di piu', con le sue ricerche sempre
piu' accurate e sottili, la vastita' sconfinata del suo complesso oggetto
di studio, lontano anni luce da qualunque possibilita' di semplificazione
meccanica, o di descrizione riduttiva. Un cervello artificiale per ricchezza
strutturale noil e' paragonabile nemmeno a una singola cellula sia che
si tratti di un protozoo o di un protofita sia che si tratti di un neurone
o di una cellula epatica. Non e' paragonabile nemmeno a un virus. Il vivente
ha un grado di complessita' che risultera' sempre maggiore quanto migliori
e piu' fini saranno le nostre capacita' tecnologiche e quanto piu' numerose
e precise le nostre informazioni scientifiche.
Nello studio dei problemi degli esseri viventi e' fondamentale il problema
del rapporto tra la vita e la morte, e nell'uomo e' utile considerare
con attenzione l'influenza che questo rapporto esercita in continuazione
sulla vita interiore, sulla coscienza, sul comportamento degli individui
e sulle culture e societa' che gli individui, di epoca in epoca, costruiscono,
rivoluzionano, estinguono.
Alle questioni dell'omicidio, dell'eccidio e del genocidio di recente
si e' aggiunta in termini concreti e realistici la possibilita' effettiva
della demolizione intenzionale della specie da parte di alcune determinanti
istituzioni di potere.
E forse l'operazione comporterebbe la fine della vita sulla Terra. Non
e' molto che i giornali hanno parlato del computer messo a punto dal governo
sovietico, e ora in mano del governo russo, che, in caso di attacco atomico
americano o di altre potenze ostili, in assenza di istruzioni per la morte
totale nel suo territorio, entrerebbe in funzione da solo per distruggere
il resto del mondo. Impropriamente i mezzi di comunicazione di massa ne
parlano a volte come eventualita' di suicidio collettivo quando invece
sarebbe un genocidio totale, deciso e procurato da alcumi organi di potere
che dispongono delle armi. Sarebbe identico parlare di suicidio a proposito
dei campi di sterminio.
Le guerre, da sempre inutili, hanno contenuto e contengono ogni tipo
di ferocia. E attuale lo stupro come strumento e arma di stato. La tortura,
per ragioni belliche o poliziesche, ha aggiunto ai vecchi mezzi nuove
sottigliezze.
La psicologia artificiale della distinzione arbitraria tra comportamenti
saggi e comportamenti folli o tra sani e malati di mente, oltre che a
essere inseparabile dalla realta' dei manicomi come luoghi di soggiorno
obbligato in rapporto al trattamento sanitario obbligatorio, e' motivo
di segregazione arbitraria di molte persone in istituti psichiatrici giudiziari
per lo piu' per piccoli reati perseguibili senza detenzione e puo' essere
utilizzata da persone potenti per sottrarsi al corso normale della giustizia.
Inoltre impedisce la conoscenza dell'uomo e maschera i reali conflitti
dell'individuo con la societa' in cui vive, si sviluppa e cerca la sua
singolarita'.
Cosi' l'individuo attivo perde di vista la sua ricchezza creativa e rischia
l'estinzione con conseguente decadenza della cultura e impoverimento della
specie.
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