Ospiti & pesonaggi
Erasmo da Rotterdam
"Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto,insipido,fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con a saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della follia"
(Erasmo da Rotterdam)
Le opere
Erasmo dedicò la maggior parte dei suoi studi all'ambito religioso. Tutte le sue opere, pubblicate in latino, furono rapidamente tradotte nelle lingue moderne.
Elogio della follia
Per approfondire, vedi la voce Elogio della Follia.
Wikisource contiene il testo originale dell'Elogio della Follia, nonché l'originale latino Moriae encomium.
L'opera più importante fu l'Elogio della Follia (1509), una satira della teologia scolastica, dell'immoralità del clero e della curia, oltre che un'esaltazione della follia del vero cristiano dedicante la sua vita alla fede. La fede religiosa vi viene vista più come una pratica di carità che come una dottrina razionale, essendo il cristianesimo fondato sulla pazzia della croce, una "pazzia" intesa chiaramente in senso provocatorio.
L’Elogio della follia è quindi un'apologia della fede cristiana che contro e oltre le necessità della ragione accetta un articolo di fede indimostrabile, un uomo che è Dio, che muore e da solo resuscita se stesso dai morti, in conflitto con la ragione, considerata la principale categoria di un certo modo di porsi della grecità classica, in particolare di quella facente capo ad Aristotele. L'avversione per l'aristotelismo era peraltro una caratteristica comune alla gran parte dei pensatori rinascimentali di allora, ma Erasmo avvertiva come la formazione classica dei teologi e letterati fosse ancora lontana dalla sensibilità richiesta dalle Scritture evangeliche.
È interessante sapere anche che Elogio della follia è un titolo con cui Erasmo onora il suo caro amico Tommaso Moro, che sarebbe morto nel 1535 decapitato per ordine di Enrico VIII in quanto mantenutosi fedele alla fede cattolica. In greco, infatti, per "pazzia" si usa la parola ????a (morìa), che ha indiscutibilmente lo stesso suono del cognome del caro amico.
Il lavoro sul testo del Nuovo Testamento [modifica]
Illustrazione della Bibbia di Lutero, che include la traduzione del Nuovo Testamento di ErasmoDurante il proprio soggiorno inglese Erasmo iniziò l’esame sistematico dei manoscritti del Nuovo Testamento – anche quelli scoperti di recente o che, in quel periodo, giungevano dalla Grecia dopo la fine dell'Impero bizantino – al fine di prepararne una nuova edizione e una traduzione latina.
Le traduzioni dei testi sacri (spesso a senso, senza la maturità filologica degli umanisti italiani guidati da Lorenzo Valla) forgiarono la sua vasta cultura umanistica e lo indussero a contrapporre la cultura teologica vista come forgiatrice di letterati alla fede religiosa che definiva "creatrice di soldati di Cristo", riprendendo il tema classico del miles christianus.
L’edizione del Nuovo Testamento sarebbe stata poi pubblicata da Froben a Basilea nel 1516. Essa costituirà la base per la maggior parte degli studi scientifici sulla Bibbia nel periodo della Riforma, e sarà utilizzata dallo stesso Lutero per la sua traduzione tedesca della Bibbia. Erasmo pubblicò pure un’edizione critica del testo greco nel 1516, Novum Instrumentum omne, diligenter ab Erasmo Rot. Recognitum et Emendatum con traduzione latina e annotazioni.
La terza edizione servirà ai traduttori della versione inglese della Bibbia detta "di Re Giacomo". Il testo divenne in seguito noto come Textus Receptus. Erasmo avrebbe pubblicato in seguito altre tre versioni nel 1522, 1527 e 1535, dedicando l'opera a Papa Leone X, quale patrono della cultura. Erasmo considerava il proprio lavoro come un servizio alla Cristianità.
Alcuni hanno sollevato critiche in quanto all’accuratezza del Textus Receptus. Uno dei motivi è che Erasmo aveva potuto consultare solo un pugno di manoscritti greci e di tarda origine. Inoltre asseriscono che Erasmo fece il suo lavoro in fretta. Egli stesso ammise che la sua edizione era stata “fatta in fretta anziché redatta”. Malgrado questi aspetti sfavorevoli delle edizioni di Erasmo, che si applicarono quasi con ugual forza al Textus Receptus, questo testo rimase la norma per più di duecento anni. Fra i primi a produrre testi basandosi su maggiore rigore ci furono gli eruditi tedeschi Griesbach e Lachmann.
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