ANCORA UNA MORTE NEL EX MANICOMIO DI BISCEGLIE


Submitted by luna bianca on Gio, 2008-12-18 20:42

QUANDO FINIRà QUESTA STRAGE?


Ancora una morte nel (ex) manicomio di Bisceglie

BISCEGLIE - Ha usato i lacci delle scarpe per togliersi la vita. Quando è stato trovato, nel bagno della sua stanza, oramai non c’era più niente da fare. Il suo corpo esanime penzolava dal tubo dello scarico del water.

LA TRAGEDIA - Per togliersi la vita, ieri sera, il 69enne R.M., originario di Taranto ma da tempo ospite dell’ospedale psichiatrico «Casa della Divina Provvidenza» di Bisceglie, si è impiccato. L’uomo aveva gravi problemi psichici: già da tempo era ospite dell’ex ortofrenico di Bisceglie.
Nessuno però avrebbe mai pensato che il 69enne tarantino potesse arrivare a togliersi la vita.
I rappresentanti dell’ente religioso definiscono l’episodio una tragedia non imputabile alla responsabilità di alcuno in particolare. Ad accorgesi della morte dell’anziano sarebbe stato proprio il personale della struttura di Bisceglie che, ieri sera, intorno alle 19.30, non avendolo visto in camera, hanno bussato alla porta del bagno senza ricevere risposta. L’uomo si era chiuso al suo interno ed era già senza vita. Inutile il tentativo di rianimarlo. È stata subito allertata la direzione della Divina Provvidenza ed i carabinieri della Tenenza ai quali non è restato altro da fare che accertare il decesso. Il corpo, all’ar rivo dei militari, era ancora caldo. Dell’episodio è stato informato anche il pm di turno, Michele Ruggiero del Tribunale di Trani.
La tragica e triste vicenda ancora una volta getta ombre sul livello di vigilanza all’interno della Divina Provvidenza.

I PRECEDENTI - Quello di ieri, infatti, non è che l’ennesimo caso di una serie di decessi o episodi registrati alla Casa Divina Provvidenza negli ultimi anni. Esattamente un anno fa, nel dicembre 2007, una degente 70enne di Minervino morì per soffocamento poco dopo aver acquistato un pezzo di focaccia dallo spaccio dell’Istituto. Un episodio che annoverava precedenti simili. Nel 2004, tra marzo e luglio, due pazienti, un 69enne brindisino, ed un 44enne coratino, morirono proprio per soffocamento da bolo alimentare. Stessa sorte toccò il 17 maggio 2005 ad un degente barese di 39 anni. Una settimana più tardi un’analoga tragedia fu solo sfiorata. Un altro paziente rischiò di morire per soffocamento, scampando al peggio perché salvato da chi accorse in suo aiuto. Ma non solo: nell’estate 2005, di un paziente siciliano morì annegato nel tratto di mare antistante la struttura. Nel recente passato la Procura di Trani aprì altri due fascicoli d’inchiesta: uno relativo ai maltrattamenti subiti da un 24enne degente coratino, ed un altro a seguito di una lettera spedita da alcuni ospiti dell’ex ospedale psichiatrico al Tribunale per i Diritti del Malato di Bari. E poi il grottesco caso che vide vittima un 66enne degente rinvenuto cadavere in un gabinetto 10 giorni dopo la sua scomparsa.

La Gazzetta del Mezzogiorno 18/12/2008





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